LUCE TRA LE ROCCE
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Luce tra le rocce.
Domande senza risposte
Porsi delle domande non è mai sbagliato: partiamo da questo presupposto. Ancor meno se le domande sono quelle più sensate possibile, dopo aver conosciuto personalmente e di presenza l’oggetto del nostro interesse.
L’argomento riguarda però tutta una serie di contesti che, in effetti, sono dislocati un po’ su tutto il territorio siciliano. Su molti di essi hanno effettuato osservazioni diversi studiosi, spesso senza però un’analisi interdisciplinare dettagliata che interessasse più strettamente ambiti come quello archeologico e geologico.
Potremmo intendere questo breve documentario come una sorta di “provocazione” propositiva, che intende dare un’attenzione in più a un tema spesso dibattuto e a causa del quale si formano spesso fazioni opposte, disposte a battagliare a suon di “ragioni”, ma sul quale non si è mai concentrata una regolare e profonda attenzione di carattere scientifico.
Abbiamo cercato di porci proprio dei quesiti ragionevoli, in merito a un argomento che, in questo caso specifico, riguarda quelle grandi rocce che appaiono spesso forate e che costellano il territorio di Custonaci, specialmente i versanti del monte Sparagio, nell’Agro Ericino (Trapani).
Luce tra le rocce.
Natura e cultura
La sostanza della questione, dunque, è: si tratta di rocce (monolitiche o “plurilitiche”) installate di proposito da antiche civiltà umane, utilizzate come calendari solari in grado di indicare solstizi ed equinozi in contesti agro-pastorali? Oppure si tratta soltanto di straordinari monumenti naturali?
Memmo Gambina, guida naturalistica esperta dei luoghi intervistata nel nostro documentario, è orientato a ritenere si tratti di veri e propri monumenti a carattere antropico, grazie ai quali si evidenzierebbe il profondo legame tra l’uomo che per primo abitò questi luoghi e la natura. Leggere i segni della natura, per le antiche civiltà di agricoltori e pastori, significava vivere, perché le fasi agricole e quelle che riguardavano le mandrie potessero essere ben riconosciute nei movimenti astrali, e su questo vi sono ben pochi dubbi.
I dubbi, legittimi finché non vi siano studi sistematici e interdisciplinari in merito, si concentrano semmai sulla domanda principale, ossia se queste rocce, nel territorio di Custonaci, siano esse stesse state fruite come calendari solari o meno.
Luce tra le rocce.
Conclusioni
Cercando di osservare il contesto di cui stiamo parlando da un altro punto di vista, ci poniamo una nuova, ennesima domanda: semmai un domani diventasse chiaro che tali “grandi rocce” forate fossero soltanto dei monumenti naturali e non oggetti di interesse archeologico e di fruizione umana in tempi remoti, ciò darebbe minor risalto al paesaggio e alla possibilità di valorizzarlo anche attraverso l’esistenza di tali monumenti naturali?
Chiaramente, la nostra risposta è “no”: i paesaggi, i percorsi e le persone straordinarie come Memmo, oggi, costituiscono una risorsa immensa per questo territorio, già grandemente ricco di luoghi che lo connotano dal punto di vista storico e ambientale. Le rocce forate di Custonaci non potrebbero che essere un punto di forza in più di una tale strategia, qualsiasi sia la loro origine e l’interpretazione che desideriamo darne.





