I segni dell’essere. Perciata e Regina
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I segni dell’essere.
Sulle vie della storia umana
“I segni dell’essere” è un’affascinante avventura che parla dell’esperienza umana nei secoli, in un territorio che, tra il mare e la montagna, funge da limes di quella che sarebbe poi diventata la città di Palermo.
Protagonista è il monte Gallo, nella parte limitrofa al borgo marinaro di Mondello. Le grotte della Marinella, che comprendono diverse cavità dalle più anguste alle più ampie, si rivelano dei veri e propri contenitori di testimonianze, specialmente preistoriche e puniche ma anche più recenti.
In particolare, la nostra attenzione si è concentrata sulla grotta Perciata e sulla grotta Regina, due luoghi distanti tra loro poche centinaia di metri, su un dislivello di circa 75 m, che hanno portato fino a noi dei reperti davvero eccezionali.
I segni dell’essere.
L’ocra rossa e il bitume
Impronte di mani e scene di figure antropomorfe stilizzate costituiscono le evidenze maggiori, tra la grotta Perciata e la Grotta Regina. Testimonianze straordinarie, ai più sconosciute, per molti dimenticate in volumi degli anni Settanta o dei primi anni Duemila, ma che continuano a gridare la propria eccezionalità al mondo intero dal buio di quegli antichi rifugi.
Luoghi di riparo, luoghi di vita quotidiana dove selci lavorate, frammenti ossei roccificati, trochidi e patelle ferruginee ci parlano di una vita vivace fatta di caccia, abitudini, lotta per la sopravvivenza.
Ma anche luoghi sacri e di devozione, dove le scritte e i disegni, effettuati con sostanze bituminose sulle pareti della grande grotta Regina, evidenziano il suo ruolo di importante santuario punico mediterraneo. Scritte e disegni fortemente deteriorati, dopo la ripulitura delle pareti seguita all’entusiasmo iniziale della scoperta, ormai oltre cinquant’anni fa.
I segni dell’essere.
Il pericolo di perdere tutto – Conclusioni
Dei colpi di scalpello, mirati deliberatamente a cancellare dall’esistenza segni giunti fino a noi dalla preistoria, all’interno della grotta Regina, sono solo la conferma definitiva che le testimonianze giunte fino a noi sono sì fragili a causa del trascorrere del tempo, ma anche pericolosamente esposte all’azione sconsiderata di persone senza memoria e dall’identità fondata sulla cultura della distruzione.
Valorizzare e studiare questi luoghi significa anche e soprattutto salvaguardarli da una loro perdita irreversibile. I segni sulle pareti di queste grotte sono la narrazione di un’identità che ci appartiene, come siciliani, come cittadini mediterranei e come uomini. Ed è nostro dovere agire perché anche le future generazioni possano contare su questi tasselli che contribuiscono a comprendere non solo “chi siamo stati” e “chi siamo”, ma anche “chi desideriamo essere” in un futuro che non è mai troppo distante dall’oggi.









